L’arte del doppiaggio

E’ vero in Italia esistono i doppiatori più bravi al mondo! Non è solo una questione tecnica, o di stile. Il motivo che li contraddistingue è il cuore, la passione, l’amore per questo lavoro estenuante.

Ho intrapreso un corso di doppiaggio, si svolge in tre livelli e non è detto che riuscirò a superarli, ma il solo entrare a contatto con questa realtà mi ha, senza esagerare, cambiato la vita.

Il doppiatore non è semplicemente un attore, certo fare l’attore non è affatto semplice, ma è colui che trasemtte tutte le sfumatore delle emozioni e della recitazione di altri attraverso esclusivamente la propria voce.

Lo studio delle sfumatura di una battuta, l’attenzione agli sguardi per riprodurre l’esatta intensità emotiva, i cambi di ritmo, di timbro, di tonalità, sono solo alcuni degli aspetti alchemici che fanno parte di questa esperienza. Un ‘esperienza da riportare nella vita quotidiana, ci mette a confronto con i propri limiti, con le porprie paure emotive, ci fa porre un’attenzione quasi maniacale ai dettagli. Questa in fondo è la chiave per la realizzazione di qualsiasi progetto, questa intensità, questa passione, questa naturale esaltazione di gioia che avviene quando la tua voce…finalmente si incolla all’attore e trasmette esattamente quell’emozione


Una Risposta a “L’arte del doppiaggio”

  1. Quando ero piccola trafugavo di nascosto, da un cassetto del soggiorno, un registratore/mangianastri, che all’epoca erano provvisti di un vistoso microfono posticcio, per registrare dalla televisione le voci dei personaggi dei cartoni animati che guardavo durante il giorno e che mi piacevano particolarmente.
    Quel rubare le voci mi entusiasmava e quando i miei genitori mi mandavano a letto, sempre molto presto, riascoltavo le registrazioni. Quelle voci mi facevano fantasticare e volare.
    La mia memoria è legata molto più spesso alle voci che alle immagini; quando mi capita di pensare a persone che non ci sono più, o sono lontane, il ricordo del loro volto si confonde e sfuma, ma basta concentrarmi in silenzio per risentirne le voci con ogni modulazione e tonalità. Forse per questo motivo ricordo anche a distanza di anni le parole che mi vengono dette e dietro ogni parola che riecheggia nella mente si scioglie un grumo della memoria.
    Dare la voce è come infondere vita.
    Prestare la voce credo sia un atto intensamente interiore, quasi mistico, qualcosa di più che interpretare, una sovrapposizione del proprio essere e la propria sensibilità a quelle di un’altra persona (nel caso del doppiaggio ad un attore) per incanalare tutte le emozioni e veicolarle verso un unico punto di fuga.
    Spero che questa importante esperienza che per te si sta delineando cosi ricca e densa di significato ti conduca verso il traguardo.
    Ma che tu riesca o meno a raggiungere l’obiettivo prefissato dal corso, penso che quello che conti davvero sia aver deciso di intraprendere un cammino verso un sogno, perché è nel cammino che noi ci mettiamo in gioco con la nostra passione, il nostro impegno, il nostro entusiasmo.
    E’ nel cammino che comincia la realizzazione del sogno. E’ un po’ come quando cerchiamo di avvicinarci ad un’altra persona che in quel momento rappresenta un traguardo lontano: intraprendiamo un cammino per raggiungerla nel quale mettiamo in gioco noi stessi, le nostre certezze, abbattiamo le nostre barriere cercando di fondere le nostre sensibilità con quelle dell’altro.
    Non è detto che riusciamo a raggiungere l’obiettivo o l’altra persona ma il solo provarci ci proietta su un altro livello, quello che ci parla di intensità, passione e naturale esaltazione della gioia.

    Ladra di voci

Lascia un commento