Il Pogrom di Novembre

Detta anche la notte dei cristalli è l’inizio ufficiale della deportazione degli ebrei, un momento della NOSTRA storia che risale a 70 anni fa ma che non è poi così lontano. Ovviamente mi riferisco non esclusivamente all’antisemitismo strisciante nella cultura europea, troppo semplice, troppo banale, fin troppo preoccupante.
E’ la banalità del male che mi preoccupa, il suo essere abitudine quotidiana, nascosto nei gesti semplici e nelle emozioni di ogni singolo giorno, di ogni singolo momento. Quando siamo in fila al semaforo e siamo infastiditi da chi bussa la nostro finestrino, quando abbiamo paura dell’altro che ci cammina di fronte, quando esigiamo sicurezza, quando non abbiamo il coraggio di affrontare i problemi e deleghiamo qualcuno che lo faccia per noi e via dicendo.
Quello che terribilmente ci sovrasta, come ha ricordato la Arendt, è la completa inconsapevolezza di cosa significhino le nostre azioni.
Finchè non avremo la forza d’animo e di corpo di essere responsabili non solo di quello che facciamo ma anche di quello che diciamo e pensiamo, rimarremo ad aspettare un Capo che non saremo noi, un dio, un’astronave, un duce.
Per questo che voglio ricordare quella notte, per raccontare il mio pensiero e cioè che ogni notte della nostra vita potrebbe essere ancora quella notte se solo ci lasciamo scivolare addosso la vita e non ci carichiamo oggi del peso della Storia che stiamo facendo
De Andrè: “Anche se vi credete assolti…siete comunque coinvolti”