In ricordo di un sognatore
Oggi voglio parlarvi di un sognatore,
In questi giorni è andata in onda una fiction che lo riguarda.
Era un uomo magro, allampanato, con un sorriso ingenuo da bambino.
Aveva uno sguardo sempre rivolto ad un orizzonte che si trova oltre il nostro, oltre quello che siamo in grado di vedere noi.
“L’Italia è un paese divertente” diceva e lo diceva così semplicemente che diventava simbolo-evocazione di un mondo terribilmente crudo e vero.
Venne chiamato autore del Non-sense ma da un certo punto in poi la “cazzata” diventa dirompente, perché l’ironia è dei buffoni e dei geni e quest’ uomo era un genio, ma in fondo sono la stessa cosa.
Con paradossi incredibili raccontava con grandissimo realismo il suo tempo ed anche i nostri.Ed al suo tempo fare i nomi era molto più difficile soprattutto in televisione.
Memorabile fu un intervista a Susanna Agnelli in cui cantò “nun’te regghe più”.
Nelle sue canzoni viene descritta un Italia fatta di piccole grandi illusioni, di fatica, di dolore, di un grande amore e di una grande rabbia, ma anche in fondo troppo pigra e pacifica.
Parlava di potere, lo stesso che oggi ci attanaglia il cuore. Ed io ve ne parlo perché a volte una canzone è più forte di qualsiasi proclama, di qualsiasi discorso.
Oggi più che mai, nel nostro Paese “con gli occhi aperti nella notte scura” come avrebbe poi cantato un suo amico del Folkstudio, c’è bisogno delle sue canzoni, magari per svegliarci un po’ di più dal nostro torpore.
Lui non era un titano era un uomo piccolo, ma grandissimo perché aveva la forza di sognare.
Certo sognare non ci da il pane ma ci da la forza di farlo il pane.
Il bruco per diventare farfalla si costruisce un bozzolo e dentro di esso dorme e mentre dorme sogna, sogna di diventare la farfalla e quando poi si risveglia gli sono cresciute le ali.
Nel nostro bozzolo noi attraverso le sue canzoni spesso abbiamo capito di più di noi stessi, delle nostre radici, del nostro ambiente, delle cose per cui lottare.
Abbiamo avuto l’energia per fare il nostro pane quotidiano.
Io sono convinto che tanti piccoli passi nella vita di tutti i giorni fanno una rivoluzione, anche una canzone soprattutto di Rino può scalfire le coscienze più dure ed impauriteCi ha lasciato il 2 giugno del 1981, non l’hanno ucciso anche se era scomodo. E’ morto in un incidente stradale, ma ben 5 ospedali rifiutarono di soccorrerlo! Uno scherzo del destino?
Grazie Rino Gaetano adesso anche il nostro cielo è sempre più blu

14 Dicembre 2008 a 10:54 am
un commento che non lascia dubbi. Bellissimo. Oltre che sognatore, era realista(vedi “la ballata di Renzo” ed “al compleanno della zia rosina”, oltre a tutto il resto).